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Nessuno si senta offeso, ma a me i comunisti non mi piacciono. Nemmeno tanto i fascisti. Ma i comunisti di più, vincono loro.Quando eravamo ragazzi i comunisti mi piacevano perché ad Aversa si faceva la festa dell’unità, alla villa. Me la ricordo perché costava tutto poco e io e Arturo potevamo mangiare le salcicce e bere la Coca-Cola, cose che a casa erano proibite da entrambe le mamme.

Poi come tutte le cose interessanti la festa dell’unità non si fece più, mai più, e io cominciai a pensare che tutto sommato questi comunisti di Aversa non erano poi tanto capaci. Nemmeno a mettere quattro bancarelle, chiamare gli amici e organizzare una festa.

  

Poi però Corrado comincio’ a fare la festa dell’unità a Marano, nel cortile di una scuola. Io ci andai una volta, e c’erano le salcicce che costavano poco, le patate fritte, i giochi a premio e soprattutto Vitti, che stava al liceo in classe con Danila e aveva due tette grandi così. Allora pensai che i comunisti di Marano erano meglio di quelli di Aversa. Poi c’era anche Vitti e questo faceva set, game, match.

Però poi successe un fatto.

L’anno successivo Corrado mi invito’ a suonare per tre giorni proprio alla festa dell’unità a Marano. Mi fece molto piacere, anche perché nella proposta venne sottolineato che le salcicce erano gratis.

E mi misero nel settore bar, quindi oltre alle salcicce anche la birra.

La prima serata così così. La seconda invece ancora me la ricordo. Eravamo io e un pianista e invece di suonare insieme, ci alternavamo, una canzone lui e una io. L’atmosfera era perfetta e c’era una energia speciale, tanto che contemporaneamente sul palco centrale c’era Consiglia Licciardi e da noi c’era più gente che da lei. Ma davvero tanta gente in più. Quella sera guadagnai un’enormità, centomila lire. Questi comunisti mi piacevano proprio.

Poi la notte venne a piovere, un temporale violentissimo che distrusse buona parte degli stand e allagò tutto. Un disastro. Chiamai Corrado il quale mi disse che saremmo andati avanti. E quando il giorno dopo arrivai alla scuola mi diedi da fare anch’io insieme a tutti gli altri per spalare il fango, ripulire le aree, riattivare gli stand.

Un culo così.

A una certa ora, arrivarono due/tre persone in auto blu, io non so chi fossero ma Vitti mi disse che erano due del partito. Sembravano importanti. Io pensavo che ci avrebbero dato una mano e invece loro fecero un giretto un discorso e se ne andarono. Fecero il giretto così bene che manco le scarpe di fango si sporcarono.

Minchia. Così voi fate i comunisti? Fratello compagno tu fatichi e io magno! Noi a farci il culo e voi belli e puliti a fare il discorso, della serie armiamoci e partite?!

Allora decisi che i comunisti non mi piacevano e che pure se facevano la festa dell’unità, quelli di Marano erano come quelli di Aversa. Tranne Vitti, per via delle tette.

Lo dissi pure a Corrado. Non mi chiamarono più.
   
Poi però mi iscrissi all’Orientale, che era come entrare nel mausoleo di Lenin.Il mio 28 a Diritto Pubblico dell’Unione Sovietica con il prof. Carlini fa ancora memoria. E poi delle menti, che belle. Il prof. Marramao, il prof. Roberto Esposito che aveva scritto un libro meraviglioso “Categorie dell’impolitico”, il prof. Ciriello e il grande Pasquale Coppola, con l’insostituibile Maury. Irraggiungibili. Un privilegio aver studiato con loro. Mi sentivo fortunato perché all’Orientale anche le mura trasudavano Cultura, con la “C” maiuscola.

Poi un bel giorno quelle mura vennero violate da una manica di scansafatiche che decisero di occupare l’istituto.

Gente di trenta/quarant’anni mai visti in istituto che decisero che invece di non fare un cazzo a casa loro dovevano venire a non fare un cazzo all’università e si chiamarono Pantera. Ci fu un’assemblea alla quale partecipai anch’io. Ad un certo punto un ragazzo si alza e dice più o meno questa cosa: “ieri mattina mi è stato consegnato un volantino. Mentre lo leggevo la digos mi ha fermato, chiedendomi i documenti, chi mi aveva dato il volantino etc. A me ha dato fastidio che per colpa di qualcuno io debba essere trattato così dalla digos”

 

Non l’avesse mai detto. Si alza un biondino col pizzetto e la faccia da eterno fuoricorso dicendo “quel volantino lo abbiamo scritto noi. Invito tutti i compagni firmatari ad alzarsi con il pugno chiuso per rivendicare la paternità della nostra azione”. E quelli per davvero si alzarono. Il ragazzo si cago’ sotto. 

A me sembravano tutti dei deficienti. Me ne andai. E decisi che non sarei mai stato comunista. Anche se stavo all’orientale.
Il ragazzo poi lo incontrai molti anni dopo in circostanze molto fortuite. Era ingrassato, si era arruolato e aveva sposato Renata, una bravissima ragazza brasiliana, che lui ha trattato veramente come merda delle scarpe. Quando seppi la storia pensai che forse una buona paliata quel giorno gli avrebbe fatto bene. Non importa se dalla digos o dai panterini. Chissà, ma forse quei comunisti avevano ragione quando lo chiamarono coglione.
Vitti invece non l’ho più rivista. Peccato.
Comunque io non potrei mai essere comunista. Perché i comunisti pensano di sapere tutto loro e pensano sempre di avere ragione loro. Anche quando non sanno le cose. Devono avere ragione perché loro sanno tutto per principio. Anche quando non sanno di quel che parlano.

  Una volta parlavo di musica con Giancarlo, chiacchiere da tabaccheria, niente di che. Ma gli dicevo quello che penso, ossia che il rock è una presa per culo generazionale e che nel mondo, dovunque sono stato, ho sempre trovato o una pizza che si chiama “O sole mio”, o un ristorante che si chiama “O sole mio”, o un hotel che si chiama “O sole mio”. Che quindi O sole mio, c’è da oltre cent’anni e ci sarà per sempre, mentre tra vent’anni la gente non saprà i Led Zeppelin chi sono. Lui mi guardò con l’aria del comunista che sa tutto lui dicendo “non penso proprio”. Io non gli risposi, ma onestamente non ho mai trovato una pizza, un ristorante o un hotel che si chiamasse “Stairway to heaven”.
  E poi prima c’era il PCI, con Berlinguer.

Ora solo umminielle, umminicchie e quaqquaraqqua! Che miseria di uomini.

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